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Alla scoperta del Portogallo che non ti aspetti!


Qual è la prima cosa che ti viene in mente quando pensi al Portogallo? Gli onirici racconti di Antonio Tabucchi, magari la musica Fado, le delizie del baccalà nelle sue espressioni più autentiche, o i mitici Pastéis de Belém…? E che cosa invece ti viene in mente quando pensi al vino portoghese? Scommettiamo il Porto, forse il Madeira, magari il Vinho Verde, speriamo non solo Matheus Rosè… Ma hai mai sentito parlare di Colares, Baga oppure del Vinho de Talha? Se la risposta è no, Terra Madre Salone del Gusto è l’evento che fa per te.

24_08_colares-vinha1Il primo è una piccolissima denominazione d’origine vicina a Lisbona, parecchio inconsueta, un “vino da spiaggia” nel vero senso della parola: le viti, in genere prefilossera, crescono praticamente sulla sabbia delle dune appena dietro la spiaggia. Un vero spettacolo.

Purtroppo oggigiorno, vicino ai litorali, prolifera il cemento e gran parte delle vigne storiche hanno dovuto cedere spazio alla speculazione edilizia. Così la superficie dedicata a questo vino, un tempo considerato il Bordeaux del Portogallo, è passata dai 1500 ettari degli anni Trenta a meno dei 20 attuali. Se non sei così fortunato da trascorrere qualche tempo nella terra di Saramago, non perdere l’occasione di assaggiarlo a Torino quando sarà protagonista del Laboratorio del Gusto Portogallo – Colares, un gioiello vitivinicolo mondiale in pericolo. A raccontarti la storia della Cooperativa Regional de Colares, l’ultimo produttore rimasto, ci saranno ci saranno Nadir Bensmail e Sílvia Mourão Bastos, wine hunters e grandi appassionati.

Tra le espressioni più interessanti del panorama vitivinicolo lusitano non possiamo non citare il Vinho de Talha, un vino affinato in anfora, prodotto ancora in alcune zone dell’Alentejo. Vanta una tradizione millenaria, un metodo di vinificazione introdotto dagli antichi romani che si è conservato immutato, senza aver subito l’influenza di mode e tendenze, semplicemente perché è il vino quotidiano della gente del posto che ben sa che cosa vuole bere. Il Baga invece è un nobile vitigno rosso coltivato soprattutto nella zona Bairrada, nel Dāo e nel Ribetejo. Baga in portoghese vuol dire bacca, forse anche perché gli acini di quest’uva si distinguono per la buccia molto spessa e l’elevato contenuto di tannino e acidità. Se ne ricava un vino strutturato e tannico, adatto al lungo o anche lunghissimo invecchiamento, tanto che i migliori esempi dimostrano grande finezza e complessità. Non a caso diversi giornalisti hanno paragonato il vitigno al nebbiolo. A Terra Madre te lo presentiamo nel Laboratorio Portogallo – Il Baga, lo splendore della maturità.)

24_08_IMG_3072Ma per farti conoscere la varietà dei vitigni e dei vini portoghesi – sappi che con i suoi oltre trecento vitigni autoctoni il Portogallo è secondo solo all’Italia quanto a biodiversità vinicola – a Torino abbiamo invitato una bella rappresentanza di quei vignerons che non si arrendono alle imposizioni del mercato e lavorano convinti che il vino sia espressione pura del terroir, del clima, della varietà dei vitigni e dalla sensibilità degli uomini che vogliono esaltare questi componenti. Puoi conoscerli all’incontro a loro dedicato dove incontrerai Casal Figueira con il suo Antonio Branco da uve vital, Quinta do Paço – Humus che porta Branco 2015 (arinto, fernao pires), Tiago Teles vi fa assaggiare il Raiz Branco 2015 (uve loureiro) e Maria da Graça 2015 (alfrocheiro).

Per finire António Madeira propone Vinhas Velhas 2013 (tourgiga nacional, tinta roriz, jaen, alfrocheiro) mentre Quinta da Boavista il Rúfia 2014 (tourgiga nacional, tinta roriz, jaen, alfrocheiro), due vini frutto di una pratica tradizionale che prevede la vinificazione di uve provenienti da un unico vigneto composto da un bel miscuglio di vitigni autoctoni.

Ecco, questi sono soltanto alcune tessere del complesso mosaico dell’enologia portoghese e che pensiamo meriti conoscere. Accanto ad alcuni tra i vini più famosi del mondo troviamo moltissimi territori ancora poco conosciuti in Italia. Certo, quarant’anni di dittatura e isolamento hanno lasciato le loro tracce nel tessuto produttivo, ma se vogliamo trovare una nota positiva, hanno anche consentito di preservare una miriade di vitigni autoctoni unici, eccellenti. Il Portogallo è così, ricco di sorprese unicità da scoprire, un luogo magico, dal carattere deciso e dall’anima bipolare: se da una parte troviamo moderne metropoli come Lisbona, nelle zone rurali il tempo sembra essersi fermato a qualche decennio fa, il tempo scorre lento, slow, regolato dal ritmo del lavoro nei campi. Un tempo ben diverso da quello scandito dagli impegni e annacquato dai social network. Il nostro intento sarà farti vivere un po’ di questo spirito.

 

Jonathan Gebser
j.gebser@slowfood.it

Immagini:
CLUBE DE VINHOS PORTUGUESES
Fora da rota
Jonathan Gebser


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