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Arte per la terra: il potere dell’immaginazione per difendere la biodiversità


Il cibo è sempre stato un soggetto molto importante per gli artisti, sia per quanto riguarda il consumo sia per quanto riguarda la produzione: in particolare, durante il XIX secolo, quando la società europea si stava rapidamente industrializzando e l’arte figurativa era al suo culmine. Basti pensare ai campi di grano di Van Gogh o agli spigolatori di Jean-François Millet, e a come queste opere illustrino la dignità e la virtù della tradizione agricola. Con il passare del tempo l’arte è diventata via via sempre più astratta, riflettendo l’alienazione e le contraddizioni del mondo moderno e urbano; nello stesso momento anche le comunità rurali hanno attraversato fasi di grande sconvolgimento. Sono queste comunità che, oggi, hanno più bisogno che mai della nostra attenzione – e anche di quella dell’arte.

Amar Kanwar è un artista e regista di Nuova Delhi che ha documentato l’impatto del land grabbing nello stato indiano di Odisha attraverso il suo progetto multimediale, The Sovereign Forest. Una parte di questo progetto, il film intitolato The Scene of Crime, sarà mostrato al Castello di Rivoli durante Terra Madre Salone del Gusto 2016.

Lo stato di Odisha (o Orissa) è un territorio ricchissimo dal punto di vista della biodiversità, che ha subìto crisi sia sociali che ecologiche in seguito all’acquisto di ampie aree di territorio da parte di alcune grandi multinazionali. Come Spiega Kanwar: «Ho la sensazione che non ci siamo resi conto di cosa stavamo perdendo. Quando questi grandi gruppi hanno occupato la nostra terra, non abbiamo compreso la gravità e l’importanza della situazione».

Per contribuire a mitigare questa perdita, Kanwar si è rivolto a un contadino e insegnante locale, Natbar Sarangi, appartenente al gruppo Samadrusti, che raccoglie e conserva i semi di oltre 270 varietà di riso native della zona, ognuna con la propria caratteristica e la propria funzione: alcune sono adattabili al terreno sabbioso, altre resistono bene ai cicli monsonici, altre ancora si distinguono per essere più adatte per una ricetta piuttosto che per un’altra. Mettendo in mostra tutta questa ricchezza di biodiversità, creando un’immagine chiara e diretta di quale sia la posta in gioco e quali siano le conseguenze della trasformazione della terra in campi di monocolture o della sua distruzione per fini minerari, Kanwar intende fare la sua parte nella difesa di un sistema di sapere che è il risultato di centinaia di anni di vita, di lavoro e di tradizione, e che rischia di essere spazzato via in pochissimo tempo. Questo, secondo Kanwar, è un vero e proprio crimine, che l’artista cerca di documentare e denunciare attraverso le proprie opere. «Non sono prove con un valore legale, ma possono servire a comprendere la natura di ciò che sta accadendo. I governi e i gruppi di agrobusiness sono impegnati in una grande opera di sfruttamento e distruzione di queste terre. Abbiamo bisogno di una risposta politica, ma anche culturale, da parte di tutti. L’arte è un aspetto di questa risposta».

A presentare il lavoro di Amar Kanwar al Castello di Rivoli sarà la direttrice Carolyn Christof-Bakargiev, una delle figure di riferimento dell’arte contemporanea, che ci spiega qualcosa di più sul valore di opere come quella di Kanwar nel contribuire all’acquisizione di una crescente consapevolezza: «A volte nell’arte si può avere la sensazione che ci si parli un po’ addosso, per questo quando l’opera è collegata a un messaggio di attivismo ha molta più profondità e capacità di cogliere nel segno. Le persone hanno le loro idee di cosa l’arte sia o non sia, e in molti documenti, per esempio azioni legali, non c’è spazio per la poesia. Eppure la poesia è una componente fondamentale dell’opera d’arte e, quando la conoscenza è trasmessa in modo emozionale, metaforico e sinestetico, è sempre un passo in avanti. Ci sono situazioni politiche che sono state risolte o affrontate attraverso il potere dell’immaginazione. In questo senso, l’arte può essere una testimonianza. Possiamo usarla per resistere alle ingiustizie del mondo».

A Terra Madre Salone del Gusto, oltre a presentare The Scene of Crime, Christof-Bakargiev e Kanwar parteciperanno alla conferenza Il rapporto con la terra attraverso l’arte contemporanea, per mostrare come l’arte possa diventare portatrice di un messaggio di responsabilità e per esplorare il suo potenziale nel rappresentare le trasformazioni geopolitiche che riguardano ambiente e paesaggio. Si parlerà anche di banche dei semi, per esempio lo Svalbard Global Seed Vault, una una gigantesca cassaforte nel mezzo dei ghiacciai a mille chilometri dal Polo Nord e una delle ultime linee di difesa contro la perdita di biodiversità agricola. Come dice Kanwar, i problemi evidenziati da Slow Food e dalle comunità rurali di tutto il mondo esigono una risposta. I semi, e la necessità di proteggerli, hanno un forte peso dal punto di vista politico. «Dobbiamo aprire gli occhi sulla violenza di cui l’uomo è responsabile, e portarla al centro della scena. Quanta violenza c’è dietro il nostro cibo quotidiano?»

Non abbiamo resistito alla curiosità, e abbiamo chiesto ai nostri due ospiti cos’hanno mangiato in questi giorni. Ci risponde Kanwar «Dopo tre giorni in Francia e tre ad Atene ero tutto scombussolato, mangiavo in modo sempre diverso e mi sentivo un’altra persona. Ora sono di nuovo a Delhi, e sono stato molto felice di prepararmi un bel piatto di gombi fritti con peperoncino e cipolla».

Christof-Bakargiev invece racconta: «Di ritorno da Genova la scorsa notte mi sono fermata in un b&b a Tortona, la città di mia madre, dove si produce un vino chiamato Timorasso (un esempio di vitigno tradizionale salvato dall’estinzione dal lavoro di scabintenacissimi produttori locali) e al mattino ho fatto colazione con purè di mela fatto con i frutti cresciuti nel giardino. Quando sono fresche, le mele vengono usate come decorazione all’interno della casa, come se fossero opere d’arte, e quando invecchiano sono impiegate per realizzare il purè. Un esempio diretto dell’interazione tra decorazione, estetica e cibo!».

Carolyn Christof-Bakargiev e Amar Kanwar presenteranno la conferenza su “Il rapporto con la terra attraverso l’arte contemporanea” venerdì 23 settembre, alle 11 presso il Teatro Carignano, mentre The Scene of Crime sarà proiettato lo stesso giorno al castello di Rivoli a partire dalle ore 17. Nella serata inaugurale, Christof-Bakargiev e Kanwar saranno accompagnati da uno degli chef che maggiormente ha saputo creare una relazione diretta fra cibo ed arte, Davide Scabin che, oltre a esporre il suo pensiero sulla salvaguardia della biodiversità ambientale, proporrà due piatti ottenuti dall’utilizzo di quelle varietà antiche, salvate da contadini eroici.

Prenota il tuo posto alla conferenza al Teatro Carignano

Prenota il tuo posto all’evento al Castello di Rivoli

 

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Fotografia all’interno del testo: Amar Kanwar, The Sovereign Forest, 2013. Installation view at dOCUMENTA 13, Photography by Henrikstromberg. Courtesy of the artist.

Fotografie di intestazione: Amar Kanwar, The Sovereign Forest, 2013. Installation view at documents 13, Photography by Henrikstromberg. Courtesy of the artist; Amar Kanwar, The Sovereign Forest


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