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L’agroecologia può sfamare il mondo?


L’agroecologia capovolge il sistema dell’agrobusiness, si prende cura delle risorse naturali, valorizza la diversità (di varietà vegetali e razze animali), armonizza la scienza ufficiale con i saperi tradizionali e lancia una sfida: sfamare il mondo con l’agricoltura di piccola scala in un’epoca dominata dal cambiamento climatico…

Un miliardo e mezzo di ettari della superficie del pianeta è dedicato all’agricoltura: a occuparsene è buona parte della popolazione mondiale e il cibo prodotto complessivamente potrebbe sfamare 9-10 miliardi di persone, ma questo non accade: circa un miliardo di persone soffre la fame e ogni anno sprechiamo più di un terzo degli alimenti prodotti per il consumo umano.

agroecologia1Questo paradosso non è l’unica conseguenza dell’attuale sistema alimentare: la diffusione di monocolture geneticamente omogenee sta riducendo drasticamente la biodiversità; l’uso dei pesticidi e di erbicidi ha subìto un drastico aumento; risorse fondamentali (come l’acqua e il terreno fertile) sono sempre più scarse.

Le cause di questa situazione vanno ricercate nella spinta alla produttività agricola data dalla Rivoluzione Verde a partire dagli anni Sessanta. L’industrializzazione dell’agricoltura – con il conseguente uso di prodotti agrochimici, l’introduzione di varietà ibride e razze animali commerciali altamente produttive, la meccanizzazione spinta e l’uso indiscriminato dell’acqua – ha condotto a un sistema produttivo totalmente basato sui combustibili fossili che distrugge la fertilità del suolo, consuma risorse non rinnovabili, inquina acqua, suolo e aria, distrugge la biodiversità e accelera la concentrazione della terra, dei semi e del cibo nelle mani di poche multinazionali, creando forti squilibri tra Nord e Sud del mondo.

A fronte di un quadro così desolante è ancora possibile cambiare direzione e immaginare un sistema produttivo diverso?

Secondo Slow Food questo sistema esiste già, e si chiama agroecologia. L’agroecologia si prende cura delle risorse naturali, valorizza la diversità (di varietà vegetali e razze animali), armonizza la scienza ufficiale con i saperi tradizionali. Non è soltanto un sistema di produzione, ma mette insieme aspetti agronomici, ambientali, sociali, culturali,

A Torino l’agroecologia sarà uno dei temi centrali di Terra Madre Salone del Gusto. Il 24 settembre, in particolare, il Teatro Carignano ospiterà uno dei padri dell’agroecologia: Miguel Altieri, agronomo cileno, e professore all’Università di Berkeley, in California. «È necessario incoraggiare forme di agricoltura biodiverse, sostenibili e socialmente giuste» sostiene Miguel Altieri. «Le piccole aziende conservano la biodiversità e le risorse naturali e ottengono buone rese senza prodotti chimici di sintesi, attraverso l’uso del compost e di tecniche come il sovescio (che prevede di interrare alcune colture per aumentare la fertilità del suolo) e la pacciamatura (che prevede di ricoprire il terreno con materiale organico come paglia) o il controllo biologico dei parassiti. In molti paesi africani, latinoamericani e asiatici, i piccoli contadini usano sistemi misti dove le policolture si associano a spazi boschivi e allevamento di animali: un modello agroecologico in grado di offrire sicurezza alimentare a migliaia di persone nelle campagne e in città».

agroecologia3Yacouba Sawadogo, contadino del Burkina Faso che racconterà al sua storia durante la conferenza, è una prova concreta che la strada giusta passa attraverso i saperi tradizionali e il rispetto della terra. Definito “l’uomo che ha fermato il deserto” in un documentario sulla sua vita realizzato dal regista inglese Mark Dodd nel 2010, Yacouba ha riportato alla vita un pezzo di Sahel grazie all’impiego di tecniche colturali tradizionali, oggi studiate in tutto il mondo.

La sua storia ha inizio negli anni Settanta quando il Burkina è colpito da una grave siccità. Il deserto avanza e migliaia di persone muoiono di fame o scappano. Yacouba – che la sua famiglia avrebbe voluto imam – decide di fare il contadino e inizia a recuperare sistemi antichi come le fosse zai (microbacini nel suolo secco e brullo riempiti di compost durante la stagione secca per essere pronti in occasione delle piogge) che trattengono l’umidità e i cordons pierreux, microdighe nel terreno capaci di trattenere l’acqua. Da un’area desertica Yacouba ottiene 12 ettari di bosco con più di 60 specie di alberi.

Insieme ad Altieri e Sawadogo, al Carignano parleranno di agroecologia anche Anuradha Mittal (fondatrice del prestigioso e innovativo Oakland Institute, un istituto indipendente che si occupa di diritto alla terra, sistemi alimentari, agroecologia, sostenibilità e cambiamento climatico) e Athuraliye Rathana (monaco buddista dello Sri Lanka, membro del parlamento che ha avuto un ruolo fondamentale nella decisione del suo paese di vietare l’utilizzo del glifosato).

 

L’agroecologia può sfamare il mondo?
Con Miguel Altieri, Yacouba Sawadogo, Anuradha Mittal e Athuraliye Rathana
Sabato 24 settembre, dalle 11 alle 12.30
Teatro Carignano
Prezzo soci 5 €, prezzo non soci 7 €

 

Di Eleonora Giannini
e.giannini@slowfood.it

 


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