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Le Comunità indigene a Terra Madre Salone del Gusto: I frutti del Gran Chaco


Fin dall’epoca precolombiana, la popolazione del Gran Chaco argentino – le donne in particolare – si dedica alla raccolta di frutti selvatici, che sono parte integrante della cultura alimentare del territorio, e della loro trasformazione in farine, pani e bevande

I frutti del riscatto

Il Gran Chaco, o semplicemente Chaco, è una delle principali regioni geografiche sudamericane e che comprende parte del territorio nazionale argentino, boliviano, brasiliano e paraguaiano. In questa enorme regione – stiamo parlando di circa 700.000 chilometri quadrati di estensione – convivono habitat differenti: perlopiù si tratta di territori moderatamente umidi, ma comprende anche alcune zone semiaride che sono poco adatte allo sviluppo di attività rurali e di insediamenti urbani. Il Gran Chaco argentino alterna zone secche e piovose, che lo rendono particolarmente adatto allo sfruttamento agricolo e forestale.

Gran Chaco 5La raccolta dei frutti e la loro trasformazione

Qui, fin dall’epoca precolombiana, la popolazione locale – le donne in particolare – si dedica alla raccolta di frutti selvatici, che sono parte integrante della cultura alimentare del territorio, e della loro trasformazione in farine, pani e bevande. Ma queste attività, che garantivano alle popolazioni una fonte di sussistenza e anche di qualche introito economico, nel tempo sono state disincentivate per via di una molteplicità di fattori: da un lato c’è da fare i conti con gli effetti della globalizzazione e con l’importazione massiccia, sui mercati locali, di prodotti stranieri come la farina di grano e lo zucchero; dall’altro c’è la privatizzazione del suolo agricolo, che spesso ha determinato l’allontanamento delle comunità indigene dai loro insediamenti; infine la deforestazione che, come in Brasile, è determinata dalla necessità di far posto a pascoli e monocolture.

Progressivamente, il rischio era – ed è – quello di perdere sapori autentici, profondamente connessi a un territorio, i saperi e le conoscenze ad essi legate. Il carrubo bianco (Prosopis alba e Prosopis chilensis), ad esempio, dà frutti oblunghi dalla polpa carnosa e zuccherina, che si presta a essere trasformata in farine, bibite fermentate e guarnizioni per la pasticceria; il chañar (Geoffroea decorticans) è un albero resistente alla siccità e alle basse temperature e i suoi piccoli frutti, chiamati patalcas, hanno una polpa che può essere consumata fresca o usata come ingrediente nella preparazione di pani, farine, bevande analcoliche; infine i frutti del mistol (Ziziphus mistol) sono utilizzati freschi o, bolliti, come ingrediente dell’arrope, uno sciroppo casalingo molto apprezzato, o del bolanchao, un dolce molto conosciuto. Vengono anche fatti essiccare e successivamente sono macinati fino a ricavarne il patay, ossia una pasta utilizzata per insaporire molti piatti tradizionali argentini. Come spesso accade nel caso di prodotti selvatici, questi frutti non hanno solo un valore culturale e gastronomico, ma anche un impiego nella medicina tradizionale: il chañar, ad esempio, è utilizzato per curare le infiammazioni delle vie respiratorie.

A mettere in evidenza il potenziale rischio di perdita di biodiversità e di culture tradizionali sono state soprattutto alcune organizzazioni locali come Co.M.Ar. (Cooperativa delle donne artigiane del Gran Chaco) e la Fundación Gran Chaco, con il supporto di organizzazioni internazionali e governo nazionale, attraverso un lungo processo di valorizzazioni dei sapere delle comunità indigene (di etnia Wichi, Qom, Qomle’ec e Pilaga), in particolare le donne, delle province di Formosa e Chaco, incentivandole a mettere in comune le proprie conoscenze sulle tecniche di cucina e di conservazione e invitandole a trovare per ciascun frutto prospettive più ampie di utilizzo e di valorizzazione. Con la costituzione del Presidio dei Frutti del Gran Chaco, si è compiuto un passo semplice ma importante: spesso le diverse comunità non conoscono come lavorano le altre e questo “isolamento” costituisce un potenziale ostacolo a una forma virtuosa di contaminazione culturale. Per questo è stato realizzato il primo incontro di scambio di saperi tra le varie comunità sulla cultura alimentare, che ha condotto alla stesura del Disciplinare di Produzione del Presidio e di due edizioni di ricettari in lingua spagnola e nelle lingue autoctone di ogni comunità indigena in modo da registrare e dare una diffusione diversa a saperi tramandati perlopiù oralmente.

Gran Chaco 3Il progetto e le donne

Nella regione del Gran Chaco le donne si occupano da sempre di attività come la cura della casa e dei figli e, come accade in molti altri luoghi del mondo, hanno un basso tasso di scolarità e difficoltà nell’accesso ai servizi basilari. Ecco allora che tutti i progetti lanciati dalla cooperativa Co.M.Ar. e dalla Fundación Gran Chaco e supportati a vari livelli da organizzazioni come Ifad e Slow Food svolgono un ruolo fondamentale, mirando a restituire al lavoro delle donne la giusta dignità e offrendo loro la possibilità di ottenere un reddito.

I progetti sono tra i più diversi: si va dalle attività artigianali per la realizzazione di manufatti tessili, principalmente il chaguar e la lana, ai corsi per il recupero dei disegni tradizionali legati alle diverse etnie fino ai corsi per la produzione di alimenti come la farina di carrubo, che fra tutti gli alimenti ricavati dai frutti del Gran Chaco è quello che potrebbe avere i maggiori sbocchi sul mercato locale, nazionale e internazionale. Particolarmente importante, poi, è che a tutti i livelli la produzione viene contestualizzata all’interno di una filiera e che, insieme alle donne, si discute non solo di tecniche di raccolta, ricette e pratiche di conservazione, e proprietà nutrizionali, ma anche di come i prodotti possano essere promossi sui mercati locali e di quanto sia importante preservarli per mantenere vive tecniche e tradizioni che sono all’origine di un riscatto sociale e della tutela di un ambiente particolarmente fragile.

Il Presidio dei produttori del Gran Chaco sarà rappresentato a Terra Madre Salone del Gusto 2016 da Teresa Alonso, della popolazione Qomle’ec dall’Argentina. Durante la prossima edizione dell’evento le popolazioni indigene saranno rappresentate nelle Conferenze, nei Forum di Terra Madre e, con un programma specifico di eventi aperti al pubblico e di incontri dedicati ai lavori di rete, nello spazio Indigenous Terra Madre, nel Parco del Valentino.

Silvia Ceriani; Valentina Bianco
s.ceriani@slowfood.it; v.bianco@slowfood.it


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