-«I migranti sono la nostra ricchezza»- «I migranti sono la nostra ricchezza»
 


torna alle news

torna alla cartella stampa

«I migranti sono la nostra ricchezza»


Terra, conflitti e migrazioni al centro di Terra Madre Salone del Gusto

Migrazioni e gommoni, emergenze umanitarie e muri che si alzano ai confini. È anche a quest’Europa, e a questo mondo che migra, che guarda Terra Madre Salone del Gusto, con dibattiti e momenti di riflessione: per combattere l’indifferenza e l’allarmismo di chi grida all’invasione, ma anche «per chiederci cosa spinge milioni di persone a lasciare le proprie case e mettersi in viaggio rischiando la vita – ci ricorda il presidente di Slow Food Carlo Petrini, – ricordiamoci che c’è stato un tempo in cui erano gli emigranti italiani a morire nei disastri in mare».

migranti3Cosa muove allora i migranti d’oggi? «Le persone che scappano vengono dalla Libia, dalla Siria… Guarda caso Paesi in guerra – spiega Gino Strada, fondatore di Emergency, – e non si è mai visto un popolo scendere in piazza per invocarla: sono i potenti a dichiararla, e a morire i figli dei poveri. L’unica strada per ridurre la sofferenza dei Paesi più poveri e non costringere tanti a migrare, è allora rendere reale un’utopia: abolire la guerra. Per legge. Abolirla, come la schiavitù: è questa l’unica prospettiva che dobbiamo seguire».

E poi ci sono le sfide di chi resiste nella propria terra e prova a combattere i fenomeni che la impoveriscono. Come il land grabbing, l’accaparramento di terre da parte di grandi investitori che strappano i terreni alle comunità «per coltivarci fiori, o altri prodotti da esportare mentre noi moriamo di fame», racconta Edward Loure, dalla Tanzania, vincitore del premio Goldman Environmental Prize perché inventore di un modo per frenarlo, il land grabbing: «Registriamo le terre con certificati comunali che le trasformano in beni della collettività, del villaggio – spiega – così non può arrivare nessuno ad acquistarle, e anche i ricavi delle coltivazioni restano al villaggio. Negli ultimi due mesi siamo riusciti a proteggere 130 mila ettari di terre ed entro dicembre contiamo di arrivare a 200 mila. Siamo partiti dalle popolazioni masai, ma il lavoro prosegue coinvolgendo altri gruppi etnici».

migranti2Quanto a noi, al di qua del mare, dobbiamo pensare prima di tutto al cambiamento individuale, al risveglio delle coscienze. E chi può farlo meglio dell’arte? Quella, ad esempio, di un altro ospite di Terra Madre Salone del Gusto: il fumettista Zerocalcare, al secolo Michele Rech, amatissimo dai giovani e reso celebre dal fumetto Kobane calling, viaggio tra i curdi che combatteono l’isis al confine turco-siriano. «Il fumetto è meno fedele alla realtà di un reportage fotografico, ma ha la grande capacità di generare empatia – spiega. – Le immagini che ci giungono dalle guerre difficilmente ci smuovono, non sappiamo collocare quei luoghi sulla mappa e non capiamo cosa c’è dietro il sangue. Con il fumetto si possono evocare emozioni, raccontare cosa suscita dentro una scena».

Il segreto, alla fine, è «realizzare che i migranti ci mettono in contatto con diverse culture, sono una ricchezza», continua Gino Strada. E ad arricchirsi, per non scordare un tema caro a Slow Food, sono anche le tradizioni alimentari: tanti gli esempi di come i movimenti umani abbiano cambiato i consumi. Come l’immigrazione italiana di inizio ‘900 in America: «Per soddisfare gli italiani di New York e Buenos Aires si importavano prodotti come olio, pomodoro, pasta – racconta Elizabeth Zanoni dell’Università di Toronto – Con più conseguenze: da una parte lo stimolo dell’agricoltura e di tante produzioni industriali italiane, dall’altra mutazioni epocali dei consumi americani. Poi qualcosa cambiò e si iniziò a produrre in loco, senza però abbandonare quegli ingredienti venuti da lontano: da qui i piatti ibridi e le contaminazioni».

Tutto ciò insegna che non esiste mai un solo punto di vista da cui osservare il mondo. «E che parlando di migrazioni dobbiamo cambiare i verbi abituali», conclude Carlo Petrini. «Innanzi tutto dobbiamo imparare da loro e non solo educare. Lo dimostra la storia di Edward Loure: uno che a 40 anni inventa un intero catasto dei beni comuni di un Paese è un genio. E poi, come mi ha insegnato Terra Madre, l’Europa ha molto da dare a questi Paesi: cominciamo a sostituire il verbo aiutare con restituire».


Un evento di
 Città di Torino
 Slow Food
 Regione Piemonte
In collaborazione con
Mipaaf
Con il contributo di
 
Official Partner
 
 
 
 
 
 
 
Sostengono Fondazione Terra Madre e Slow Food
 
 
 
Con il sostegno di
 
 
 

Terra Madre Salone del Gusto
Slow Food Promozione P.Iva 02220020040
© Terra Madre Salone del Gusto 2016 - All rights reserved