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Con Save Bag salvi il cibo: niente più spreco alimentare!


“Se hai gli occhi più grandi della pancia usa la testa”: è chiarissimo e d’effetto lo slogan di Cuki per promuovere la Save Bag, la prima doggy bag italiana presentata ieri ai MagazziniOz. Chi se non Cuki, l’azienda leader degli imballaggi alimentari casalinghi, poteva pensare di convincere gli italiani a non vergognarsi di portare via gli avanzi dal ristorante?

cuki1«La Save Bag, realizzata in collaborazione con Banco Alimentare e con il contributo del Politecnico di Torino, fa parte di un progetto più ampio: Cuki save the food – specifica Corrado Ariaudo, presidente e amministratore delegato di Cuki Group –, nato per fermare la vergogna dello spreco alimentare: solo in Italia si sprecano 76 kg di cibo pro capite, in soldoni 12 miliardi di euro di cibo buttato (lo 0.6% del Pil italiano). La nostra responsabilità sociale ci ha fatto decidere di contribuire alla raccolta del Banco Alimentare. E come potevamo fare? Mettere in comunicazione due comparti, che sono le eccedenze e gli indigenti tramite i nostri prodotti. Un aiuto logistico che ha portato i suoi frutti: in cinque anni abbiamo recuperato due milioni e mezzo di porzioni. E non stiamo inventando nulla, il recupero del cibo è uno dei migliori retaggi della tradizione contadina e noi non dobbiamo sentirci autorizzati a sprecare risorse ambientali e il risultato dei sacrifici di molte persone. La Save Bag vuole essere uno strumento al servizio dei ristoratori per diffondere questa buona abitudine».

«Sono qui perché sono felice di vedere che viene data un’opportunità concreta ai cittadini italiani. Questo contenitore deve essere promosso in ogni ristorante perché è un’opportunità per portare avanti la buona pratica di non sprecare, per valorizzare il lavoro dei cuochi e educare le future generazioni a rispettare la terra». Carlo Petrini è entusiasta del progetto Save Bag perché «il consumatore deve essere educato a non essere artefice di spreco, bisogna favorire pratiche virtuose. Dal dopoguerra a oggi c’è stata una crescita esponenziale dello spreco alimentare: se dicessimo ai nostri nonni che oggi si spende più per dimagrire che per mangiare ci darebbero dei matti. E non dobbiamo puntare il dito solo contro la politica, siamo tutti responsabili. Andate a casa e aprite i frigoriferi e vedrete prezzemoli che chiedono pietà e conserve ammuffite che poi finiscono nella spazzatura: sono pratiche diseducative, dobbiamo tornare alla morigeratezza. Anche Terra Madre Salone del Gusto non deve essere vissuta come una grande abbuffata ma come un’opportunità per unire piacere e conoscenza: il gusto è piacere che conosce».

cuki2E non è un caso che il lancio della Save Bag avvenga proprio ora, a pochi giorni dall’entrata in vigore della legge italiana che combatte gli sprechi alimentari, nata sulla scia di quella francese ma diversa sotto molti aspetti. Il ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Maurizio Martina ha tenuto a precisare che la nostra legge non intraprende vie punitive, anzi, si impegna a promuovere il recupero, a far sì che riconvertire gli avanzi sia un vantaggio e non uno svantaggio. L’obiettivo che questa legge ha raggiunto, secondo il Ministro, è fornire gli strumenti adatti a chi vuole sprecare il meno possibile perché se prima di questa legge era più facile sprecare che donare cibo, oggi è il contrario. E non manca nel suo discorso un richiamo alla recente esperienza di Expo, meritevole di aver portato alla luce questi temi, che si può dire siano la più importante eredità dell’esposizione universale.

Come ha sottolineato Martina, l’Italia non è affatto un paese dormiente su questo fronte: il Banco Alimentare è capofila in Europa nella lotta allo spreco tant’è che la legge antispreco potrebbe essere definita Legge Lucchini, perché ha forti radici nell’esperienza del Banco alimentare. Chiamato in causa, Marco Lucchini, direttore generale della Fondazione Banco Alimentare ricorda che «il Banco ha sempre recuperato il cibo dalla ristorazione, da oggi può farlo anche dai clienti nei ristoranti. L’anno scorso abbiamo recuperato tre miliardi di tonnellate di cibo che abbiamo consegnato a 8000 associazioni che aiutano gli indigenti. Quando ho cominciato questo lavoro, spreco era sinonimo di opulenza, oggi tutti sono molto più attenti e partecipano al recupero. Mi piacerebbe che nei menù si aggiungesse un asterisco per dire che il cibo viene recuperato con Save Bag».

Per cominciare, la rete delle osterie Slow Food sarà sollecitata a usare la Save Bag e farla diventare una realtà quotidiana: perché la lotta allo spreco alimentare è ancora lunga, ma una pietra miliare è stata messa.

 

Francesca Monticone
f.monticone@slowfood.it

 


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