-Slow Fish- Slow Fish - Terra Madre Salone del Gusto
 
 

 

Slow Fish


Gli oceani e le vie d’acqua, assieme all’aria alla quale sono interconnessi, sono una delle più importanti risorse naturali comuni, vitale come un sistema sanguigno per il nostro pianeta. Il sistema idrico globale è di cruciale importanza per il clima, l’agricoltura, la pesca, i trasporti, la produzione energetica e l’estrazione mineraria, la geologia, il flusso di nutrienti e molto altro..

Proprio per questa sua importanza l’acqua è spesso soggetta ad ogni sorta di abuso e appropriazione, anche perché considerata fino a poco fa risorsa illimitata e inestinguibile: da “razionalizzare”, commercializzare e –di recente- privatizzare per “creare più ricchezza”.

Le logiche industriali, in un mercato globale sempre più anonimo e falsato, assieme alle influenze di attori potenti che promuovono una visione semplicistica e drammatica della pesca, hanno portato all’impoverimento degli ecosistemi e delle culture locali, così come ad una graduale erosione della sovranità di ogni popolo sulle proprie risorse. Questa visione omette completamente la diversità, la complessità e l’interconnessione di tutti gli aspetti legati alla salute delle nostre acque, e passa anche sotto silenzio come le comunità vengano sistematicamente delegittimate ed emarginate, mentre le nostre risorse comuni sono sempre più spesso spinte a diventare proprietà di privati o di corporazioni e destinate allo sfruttamento su grande scala.

Slow Fish crede ci siano molte alternative alla privatizzazione degli oceani e dei corsi d’acqua, e che la componente umana sia essenziale per qualsiasi sforzo di conservazione, se vogliamo promuovere modi sani e sostenibili di sfruttamento delle risorse.

Queste alternative sono possibili solo se supportate da un linguaggio innovativo, che abbatta gli slogan comuni, ridefinisca i valori e proponga forme di governance eque, condivise e flessibili, inserite in culture forte e diverse.

Questo incontro della rete Slow Fish a Terra Madre 2016 vuole abbracciare il movimento dei Commons, che esiste per proteggere ciò che è comune e collettivo, e per costruire in base a quello un futuro che vada oltre i concetti di Mercato e Stato centralizzato.

Possono i Commons aiutarci a guardare a noi stessi in maniera diversa, pensare in maniera diversa e attingere dalla nostra ricca storia per dar forma ad un più promettente futuro per la pesca?