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Un nuovo mondo è possibile, anzi necessario


Il 1° marzo del 1972 i giovani scienziati del System Dynamics Group del Massachusetts Institute of Technology di Boston presentarono alla Smithsonian Institution di Washington il rapporto The Limits to Growth voluto dal Club di Roma, un gruppo informale di scienziati, economisti, educatori e dirigenti di aziende fondato nel 1968 da Aurelio Peccei. Per la prima volta, il rapporto utilizzava un modello computerizzato del mondo per analizzare gli scenari del nostro futuro (l’anno di riferimento era il 2100), prendendo in considerazione cinque variabili fondamentali: la popolazione, gli alimenti, l’inquinamento, il prodotto industriale e le risorse. Al di là del modello computerizzato, che fu oggetto di elogi e critiche, le conclusioni del rapporto dimostravano chiaramente l’impossibilità del perseguimento di una continua crescita materiale e quantitativa dell’economia umana in un mondo dai chiari limiti biofisici.

botanical familyDa quel 1° marzo del 1972 sono trascorsi più di quarant’anni. Del rapporto sono stati pubblicati tre aggiornamenti, l’ultimo dei quali risale al 2012. Nel frattempo, la popolazione mondiale è passata da 3,8 miliardi di abitanti agli attuali 7,4 miliardi; ci si sta interrogando su quanto cibo produrre, su come distribuirlo e come non sprecarlo affinché il numero dei denutriti (sono ancora 792,5 milioni, secondo le statistiche Fao) scenda ulteriormente; l’inquinamento è in aumento, e uno dei principali responsabili delle emissioni di gas serra sono le attività agricole e di allevamento, praticate su scala industriale; sulle risorse è in atto una guerra che non porta quel nome, ma che conosciamo come land grabbing, una guerra subdola che sottrae alle comunità rurali del mondo i propri mezzi di sostentamento: la terra, l’acqua, la capacità stessa di produrre.

Ecco perché discutere dei limiti della crescita ha ancora senso, anzi ha più senso che mai. Ed ecco perché una delle conferenze di Terra Madre Salone del Gusto sarà focalizzata proprio su questo argomento, chiedendo anche uno sforzo di immaginazione. Il titolo Un nuovo mondo è possibile, anzi necessario invita infatti a ragionare su una nuova visione dell’economia e del mondo, mostra come cambiare paradigma sia ormai una necessità, come sia sempre più urgente abbandonare l’idea di una crescita infinita su un pianeta finito, idea che è ancora perseguita dal mercato, e da tanti governi.

A ragionare su questo argomento saranno tre personaggi dalle esperienze e dai percorsi diversi, che mostreranno i passi che collettivamente dobbiamo affrontare per fare nostra questa sfida.


Stefano
Zamagni è economista italiano e professore ordinario di economia politica all’Università di Bologna. Nella nostra chiacchierata tira spesso in ballo questioni etimologiche. Mi dice, ad esempio, che la vera sfida non sta nel perseguimento dell’equilibrio, ma dell’armonia. Equilibrio è una parola che viene dal latino aequilibrium e richiama il concetto del pari peso, del perfetto bilanciamento; armonia, invece, deriva dal greco armozein e si riferisce a una componente architettonica, un’intercapedine che doveva essere posizionata fra due corpi metallici perché tra di loro non scaturisse la scintilla, il fuoco. «La vera sfida, quella di Terra Madre, è una sfida di civiltà, e consiste nel portare in armonia le tre dimensioni dello sviluppo umano integrale: la crescita, la dimensione umana-relazionale e la dimensione spirituale». È molto diverso immaginarci che esse abbiano un ugual peso e che, invece, si privilegino, finalmente, quelle che davvero contribuiscono a generare benessere e felicità. «La sfida dovrebbe partire proprio da noi occidentali, che abbiamo creato il problema sacrificando alla crescita le altre componenti, e deve essere un processo di trasformazionem che riguarda il modo di produrre e anche quello di consumare».


Serge
Latouche è economista e filosofo francese, cui si deve l’elaborazione di una proposta alternativa denominata decrescita. Ospite in molte occasioni di eventi Slow Food, lo scorso autunno aveva galvanizzato il pubblico dei giovani della rete dando una ricetta per la felicità… «Se vogliamo essere felici dobbiamo sapere limitare i nostri bisogni, i nostri desideri. Non c’è legame tra Pil e felicità, oltre un certo livello il benessere non cresce più e per di più i costi dovuti alla crescita superano i benefici». Quello che in molte parti del mondo si sta facendo è l’esatto contrario: produciamo più di quel che consumiamo, con un impatto ambientale devastante; distruggiamo il suolo, avveleniamo la terra, produciamo rifiuti (lo stesso cibo edibile è spesso un rifiuto), inquiniamo l’aria e consumiamo enormi quantità di risorse idriche. Tutto questo in nome di una crescita che non ha davvero aumentato il benessere, che ha generato disuguaglianze, che ha creato società infelici. La sfida, così come la immagina Latouche, sta nel ritrovare la capacità di autolimitarsi per controllare il consumo delle risorse.
Infine Eric HoltGiménez, economista, agroecologo, direttore esecutivo di Food First, un’organizzazione che si focalizza sui temi della fame, del cibo, della povertà e della giustizia sociale. Nei suoi libri, tra cui il sempre valido Food Rebellions! ha più volte mostrato come la soluzione stia in un cambiamento radicale delle pratiche di produzione e di consumo. Il sistema produttivo che è in grado di accogliere e affrontare le sfide future non è il sistema industriale dominato dalle grandi corporations, che preleva risorse e non affronta in modo adeguato le sfide complesse del settore agricolo, spesso aggravando i danni sociali e ambientali. La soluzione, invece, sta in un’agricoltura che sostiene la biodiversità e si basa sull’agroecologia. Un’agricoltura che deve essere sostenuta da pratiche commerciali in grado di soddisfare fini sociali, ambientali ed economici.

 

Ecco perché la crescita, così com’è, non ha piu alcun senso.

 

Un nuovo mondo è possibile, anzi necessario
Con Eric Holt-Giménez, Serge Latouche, Stefano Zamagni
Lunedì 26 settembre, dalle 14 alle 15:30
Teatro Carignano
Prezzo soci 5 euro, prezzo non soci 7 euro

 

Silvia Ceriani

s.ceriani@slowfood.it


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